0. Overview
Quanti stranieri vivono in Italia?
Al 1° gennaio 2025 in Italia risiedono 5,42 milioni di cittadini stranieri, pari a circa il 9,2% della popolazione totale. La maggior parte è composta da cittadini provenienti da Paesi extra-UE, mentre poco più di un quarto è costituito da cittadini dell'Unione Europea. Questa distinzione è rilevante perché comporta differenze nei diritti di soggiorno e nelle modalità di ingresso previste dalla legge.
Fonte: ISTAT – Indicatori demografici 2024–2025
Da dove provengono?
La popolazione straniera residente in Italia è molto diversificata e riflette le principali direttrici dei flussi migratori europei, mediterranei e asiatici. Le comunità più numerose provengono da Romania, Albania e Marocco, seguite da Cina, Ucraina e altri Paesi extra-europei.
Fonte: ISTAT; Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – XV Rapporto annuale (2025)
Come si distribuiscono per età e genere?
La popolazione straniera è mediamente più giovane rispetto a quella italiana e presenta una distribuzione di genere sostanzialmente equilibrata tra uomini e donne. La maggiore concentrazione si registra nelle fasce di età attiva, con una presenza significativa di minorenni.
Fonte: ISTAT – Popolazione residente per età e sesso (2025)
Qual è la religione prevalente?
Tra gli stranieri residenti in Italia prevalgono le confessioni cristiane, seguite dall'Islam. Sono inoltre presenti altre religioni e una quota di persone non credenti. Il dato evidenzia la pluralità religiosa della società italiana contemporanea.
Fonte: Fondazione ISMU – Rapporto sulle migrazioni 2024/2025
1. Stereotipi, pregiudizi, discriminazioni
STEREOTIPO
Credenza in base a cui un gruppo di individui attribuisce determinate caratteristiche in maniera indistinta a un altro gruppo di persone.
Credenza (positiva o negativa) approssimativa e rigida su un gruppo di persone. Il pensiero stereotipato consente di regolarizzare un fenomeno a cui assistiamo, ossia attraverso la generalizzazione mette ordine nel disordine.
PREGIUDIZIO
Predisposizione a percepire, pensare, giudicare in modo sfavorevole nei confronti di una persona appartenente ad una categoria diversa dalla propria.
Giudizio immotivato che precede la reale conoscenza, si fonda sulle paure e le fobie dell'individuo, il timore verso il diverso, nei confronti di quello che non conosciamo.
DISCRIMINAZIONE
Trattamento non paritario attuato nei confronti di un individuo o di un gruppo di individui sulla base dell'appartenenza di questi ultimi ad un particolare gruppo, classe o categoria sociale.
Differenza di trattamento fra soggetti non giustificata da ragioni oggettive e ragionevoli che mira a provocare l'esclusione sociale del soggetto vittima del comportamento discriminatorio.
«Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali».
Fonte: Relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani, ottobre 1919.
2. Il potere del passaporto
Il passaporto non è solo un documento di viaggio, ma uno strumento che riflette:
- le relazioni diplomatiche tra Stati;
- le disuguaglianze globali;
- il valore concreto della cittadinanza.
Il potere di un passaporto indica la libertà di movimento internazionale concessa ai cittadini di uno Stato. Un passaporto è considerato "forte" quando permette di entrare in molti Paesi senza visto o con procedure semplificate. Al contrario, un passaporto "debole" limita fortemente la possibilità di viaggiare, incidendo sulle opportunità personali, lavorative e culturali.
Come si misura la forza di un passaporto
Passport Index calcola la forza di un passaporto tramite il Mobility Score (MS), basato sul numero di paesi e territori che possono essere visitati senza visto preventivo. Sono considerati tre tipi di accesso:
- ingresso senza visto;
- visto all'arrivo;
- autorizzazioni elettroniche rapide (ETA/eVisa) rilasciate entro pochi giorni.
Non vengono conteggiati i paesi per cui è necessario richiedere un visto con largo anticipo.
Fonte: Passport Index
I passaporti più potenti oggi
Secondo Passport Index:
- gli Emirati Arabi Uniti sono tra i passaporti più potenti, con accesso a circa 180 Paesi;
- Singapore, Giappone e Corea del Sud seguono con punteggi molto simili;
- anche diversi paesi dell’Unione Europea si collocano ai primi posti.
Questi passaporti garantiscono una mobilità internazionale molto ampia, soprattutto per turismo, studio e lavoro.
I passaporti più deboli
All'estremo opposto della classifica si collocano Paesi colpiti da conflitti, instabilità politica o isolamento diplomatico. I passaporti di Afghanistan, Siria, Iraq e Somalia consentono l'ingresso senza visto solo in un numero molto limitato di Stati, spesso meno di 40. Questo evidenzia come la libertà di movimento non sia uguale per tutti, ma dipenda fortemente dalla cittadinanza.
Il passaporto italiano oggi
Il passaporto italiano rientra stabilmente tra i più forti al mondo e consente l'accesso senza visto preventivo a oltre 170 Paesi. Inoltre, grazie all'Unione Europea e all'area Schengen, i cittadini italiani possono spostarsi liberamente in gran parte dell'Europa anche solo con la carta d'identità.
3. Rotte migratorie verso l'Italia
| Tipologia di fattori | Fattori di spinta (Push factors) | Fattori di attrazione (Pull factors) |
|---|---|---|
| Fattori sociali e demografici |
• Crescita della popolazione • Strutture formative, mediche e di welfare state inadeguate • Decisioni prese dalla famiglia o dal clan |
• Stabilità o riduzione demografica • Invecchiamento della popolazione • Strutture formative, mediche e di welfare state adeguate • Presenza di comunità etniche nate da precedenti flussi migratori |
| Fattori economici |
• Disoccupazione • Bassi salari • Povertà • Bassi livelli di consumo e scarsa qualità della vita |
• Disponibilità di posti di lavoro • Salari elevati • Benessere economico • Alti livelli di consumo e qualità della vita |
| Fattori politici |
• Dittature e scarsa democraticità • Malgoverno e instabilità politica • Guerre e conflitti • Persecuzioni etniche, religiose, razziali, politiche e culturali • Mancata tutela dei diritti umani, sociali e civili |
• Democrazia, legalità e pluralismo • Stabilità politica • Pace e sicurezza • Tutela dei diritti umani e civili • Protezione delle minoranze |
| Fattori ambientali |
• Disastri naturali aggravati dai cambiamenti climatici (siccità, desertificazione, erosione del suolo…) • Assenza di politiche ambientali • Carenza o sfruttamento delle risorse naturali |
• Migliori condizioni ambientali e climatiche • Politiche ambientali efficaci • Protezione delle risorse naturali e dell'ambiente |
4. Divisione del mare e zone SAR
Il diritto del mare: quadro generale
Il diritto del mare è l’insieme delle norme internazionali che regolano l’uso dei mari e degli oceani e definiscono i diritti e i doveri degli Stati.
Principali fonti del diritto del mare
- Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare: stabilisce le regole generali sull’utilizzo degli spazi marittimi.
- Convenzione di Amburgo: disciplina la cooperazione internazionale per la ricerca e il soccorso in mare (Search and Rescue – SAR).
- Convenzione di Ginevra: definisce le norme sul mare territoriale e sulla zona contigua.
Come è diviso il mare
Dal punto di vista giuridico, il mare è suddiviso in diverse zone, ognuna con un diverso livello di sovranità statale.
- Mare territoriale
Si estende per circa 22 km dalla costa.
Lo Stato esercita una sovranità piena, come sulla terraferma. - Zona contigua
Si estende indicativamente tra i 22 km e i 40 km dalla costa.
Lo Stato può esercitare poteri di controllo sulle navi straniere per prevenire o reprimere reati. - Zona economica esclusiva (ZEE)
Si estende oltre il mare territoriale.
Lo Stato ha diritti limitati allo sfruttamento economico delle risorse naturali. - Acque internazionali
Non appartengono a nessuno Stato.
Nessuno può esercitare sovranità su queste acque.
Zone SAR (Search and Rescue)
Le zone SAR sono aree di mare dedicate alle operazioni di ricerca e soccorso.
- Sono aree in cui uno Stato costiero:
- garantisce un servizio di ricerca e salvataggio;
- coordina gli interventi in caso di emergenza.
- Possono comprendere:
- acque su cui lo Stato ha sovranità (mare territoriale);
- acque su cui lo Stato non ha sovranità, ma assume una responsabilità operativa (ZEE e alcune aree di acque internazionali).
Nel Mediterraneo, le zone SAR sono stabilite tramite accordi tra gli Stati costieri.
Il concetto di porto sicuro
Dopo un’operazione di soccorso in mare:
- le persone soccorse devono essere sbarcate in un porto sicuro;
- il porto sicuro deve garantire:
- prossimità geografica;
- rispetto dei diritti umani;
- tutela dell’incolumità delle persone.
Soccorso in mare e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
È importante distinguere tra due situazioni diverse:
- Soccorso in mare
È un obbligo giuridico e umanitario.
Serve a salvare persone in pericolo, indipendentemente dalla loro nazionalità o condizione. - Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
È un reato.
Riguarda chi organizza, finanzia o realizza il trasporto illegale di persone nel territorio di uno Stato.
È punito con sanzioni penali.
5. Tipologie di protezioni
Asilo e protezione internazionale
In Italia e in Europa esistono diverse forme di protezione per chi fugge da persecuzioni, guerre o gravi pericoli. Le principali tipologie sono:
- Status di rifugiato: per chi rischia persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, gruppo sociale o opinioni politiche.
- Protezione sussidiaria: per chi rischia danni gravi (tortura, guerra, pena di morte) se tornasse nel proprio paese.
- Protezione speciale: tutela da espulsione o respingimento verso paesi dove si rischiano gravi violazioni dei diritti umani.
Procedura di asilo
- La persona manifesta la volontà di chiedere asilo alla polizia di frontiera o in Questura.
- Viene registrata la domanda e rilasciato un permesso di soggiorno temporaneo.
- Il richiedente può accedere al sistema di accoglienza e, se necessario, ricevere supporto.
- La Commissione Territoriale valuta la domanda tramite colloquio e analisi della documentazione.
- La decisione può essere: riconoscimento di una protezione, rigetto (con possibilità di ricorso), o rimpatrio.
Esistono procedure accelerate per casi particolari (paesi sicuri, richieste reiterate, ecc.). In caso di rigetto, è possibile ricorrere al Tribunale.
Vulnerabilità
La normativa riconosce particolare tutela a persone in condizioni di vulnerabilità, tra cui:
- minori e minori non accompagnati,
- persone con disabilità o gravi malattie,
- donne in gravidanza,
- vittime di tratta, tortura o violenza.
I minori stranieri non accompagnati non possono essere considerati irregolari e hanno diritto alla nomina di un tutore legale.
Protezione temporanea
In situazioni eccezionali, come il conflitto in Ucraina, l’Unione Europea può attivare una protezione temporanea, che consente:
- soggiorno regolare,
- lavoro,
- studio,
- accesso ai servizi e all’accoglienza.
La protezione temporanea è distinta dalla procedura di asilo e, in linea generale, non è compatibile con essa.
6. Il sistema dell'accoglienza in Italia
CAS – Centri di Accoglienza Straordinaria
Sono immaginati al fine di sopperire alla mancanza di posti nelle strutture ordinarie di accoglienza o nei servizi predisposti dagli enti locali, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti. Ad oggi costituiscono la modalità ordinaria di accoglienza.
Tali strutture sono individuate dalle prefetture, in convenzione con cooperative, associazioni e strutture alberghiere, secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici, sentito l’ente locale nel cui territorio la struttura è situata. La permanenza dovrebbe essere limitata al tempo strettamente necessario al trasferimento del richiedente nelle strutture seconda accoglienza.
SAI – Sistema di Accoglienza e Integrazione
Il Sistema di accoglienza e integrazione SAI è costituito dalla rete degli enti locali che, accedendo al Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’Asilo, decidono di realizzare sul loro territorio dei progetti di accoglienza integrata per persone che, secondo la normativa vigente, siano titolari di una delle protezioni internazionali previste in materia di asilo (l’asilo politico e la protezione sussidiaria) o della protezione speciale nazionale precedente all’entrata in vigore del cosiddetto Decreto Cutro di Marzo 2023.
La titolarità di questo tipo di progetto di accoglienza ordinaria (ex SPRAR e SIPROIMI) è dunque in capo ai Comuni che prorogano ogni 3 anni, a differenza di quella che riguarda i centri di accoglienza straordinari (CAS) che invece è nelle mani delle Prefetture e che accolgono persone ancora richiedenti asilo e dunque ancora in attesa di una risposta alla loro domanda di protezione internazionale.
La compresenza di queste diverse progettualità in Brianza, negli anni, ha dato così origine ad un sistema di accoglienza a più livelli (CAS per richiedenti asilo; appartamenti per l’autonomia per richiedenti asilo e appartamenti SAI per titolari di protezione) in cui i SAI del territorio (Monza, Desio e Vimercate) rappresentano, quando possibile, l’ultimo step oltre il quale il cittadino straniero proseguirà autonomamente il proprio percorso di integrazione. Hanno una durata di 6 mesi, salvo eventuali proroghe richieste ad hoc per concludere i percorsi di autonomia messi in campo.
Nella provincia di Monza e Brianza sono attivi da diversi anni tre progetti SAI: il SAI Monza, il SAI Desio e il SAI Vimercate.
Il progetto SAI mette sempre al centro la persona accolta ritagliando individualmente un progetto educativo grazie all’azione sinergica di un’equipe multidisciplinare composta da diverse professionalità tra cui educatori, mediatori culturali, operatori per l’inserimento lavorativo, operatori legali e psicologi. I diversi interventi educativi e i differenti sguardi che un’equipe di questo tipo riesce ad offrire ai propri beneficiari rappresentano il vero plus valore di questo tipo di progetto.
7. Professionisti dell'accoglienza
I sistemi di accoglienza per persone migranti si basano sul lavoro coordinato di diverse figure professionali, ciascuna con competenze e responsabilità specifiche. L’intervento non è mai affidato a un singolo operatore, ma a un’équipe multidisciplinare che opera in modo integrato per rispondere ai bisogni sociali, educativi, sanitari e amministrativi delle persone accolte. Conoscere i ruoli dei professionisti dell’accoglienza permette di comprendere come funzionano concretamente questi servizi, quali sono i confini di intervento di ciascuna figura e in che modo la collaborazione tra competenze diverse contribuisce alla costruzione di percorsi di tutela, inclusione e autonomia.
E non dimentichiamoci di segreteria, logistica e ufficio acquisti, amministrazione e rendicontazione: anche il loro ruolo è fondamentale nel complesso mondo dei progetti di accoglienza.
8. MSNA
Minori stranieri non accompagnati
Con l'espressione "minore straniero non accompagnato" (MSNA), in ambito europeo e nazionale, si fa riferimento al minore di anni diciotto, cittadino di Stati non appartenenti all'Unione europea o apolide, che si trova, per qualsiasi causa, nel territorio nazionale, privo di assistenza e rappresentanza legale da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili.
Quadro normativo
Nel nostro ordinamento la tutela e la protezione dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) sono assicurate da molteplici disposizioni, tra le quali principalmente il Testo unico in materia di immigrazione D.Lgs. n. 286/1998 e il D. Lgs 142/2015 riguardante le norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale.
L’Italia, inoltre, con l’approvazione della legge n. 47/2017 c.d. legge Zampa si è dotata di una normativa specificamente rivolta ai minori stranieri non accompagnati, introducendo significative modifiche al complesso delle disposizioni vigenti con l’obiettivo di rafforzare gli strumenti di tutela riconosciuti dall’ordinamento italiano in loro favore.
In particolare, la citata legge equipara i MSNA ai minori di cittadinanza italiana riconoscendone uguali diritti e parità di trattamento e introduce esplicitamente il divieto assoluto di respingimento alla frontiera, che non può essere disposto in alcun caso.
Al minore straniero non accompagnato che fa ingresso in Italia potranno essere riconosciuti alternativamente seguenti permessi di soggiorno:
- Permesso di soggiorno per minore età, il quale può essere richiesto direttamente dal minore, o dall’esercente responsabilità genitoriale, anche prima della nomina del tutore;
- Permesso di soggiorno per motivi familiari, rilasciato al minore infraquattordicenne affidato o sottoposto alla tutela di un cittadino italiano con cui convive o al minore ultraquattordicenne affidato o sottoposto alla tutela di un cittadino italiano o di un cittadino straniero regolarmente soggiornante con cui convive.
Entrambi i permessi di soggiorno sono validi fino al compimento della maggiore età.